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Islanda d’inverno: un viaggio tra ghiaccio, fuoco e luce

2025-12-27 18:13

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Islanda d’inverno: un viaggio tra ghiaccio, fuoco e luce

EUROPA - ISLANDA

Una volta arrivati su quest’isola, situata al centro dell’Atlantico Settentrionale, abbiamo scoperto di trovarci in una terra giovane, inquieta, in continuo mutamento, dove la natura è protagonista assoluta… detta le regole e plasma il territorio, mentre l’uomo ha imparato a convivere quotidianamente con le energie più potenti del pianeta.

Abbiamo visitato Reykjavík ed il territorio a sud ovest dell’isola in un viaggio on the road durato quattro giorni, a metà dicembre, quando il tempo è instabile, la luce è breve e la natura non fa sconti: ma è proprio in questa stagione che l’isola mostra il suo volto più vero.

Abbiamo scelto consapevolmente di viaggiare accettando l’imprevisto come parte essenziale dell’esperienza: ogni decisione è dipesa dal vento, dalle nuvole, dalla strada, sempre pronti a cambiare programma senza mai correre inutili rischi.

In pochi giorni abbiamo percorso strade di lava e muschio, visto due continenti a Þingvellir, ascoltato la terra ribollire tra geyser e cascate, sfidato il vento e la pioggia sulla costa sud e cercato rifugio in luoghi dove il calore umano resiste alla tempesta. Abbiamo esplorato ghiacciai e grotte di ghiaccio ai piedi del vulcano Katla, condiviso tavoli e bar con la gente del posto, immerso il corpo nelle acque lattiginose della Blue Lagoon e alzato più volte lo sguardo al cielo, dove l’aurora boreale ha danzato senza preavviso. Ecco a voi il nostro itinerario, che ci ha insegnato a guardare il mondo con occhi diversi.

 

La partenza: da Brindisi all’Islanda passando per Milano

Il viaggio comincia il giorno prima, con la partenza dall’Aeroporto di Brindisi in serata. Un volo di Easy Jet ci porta a Milano Malpensa, al Terminal T2, dove atterriamo alle 22:30. Per la notte scegliamo il Moxy Milan Malpensa Airport, comodissimo hotel della catena Marriott International. Si tratta del primo del genere in Europa, costruito in soli 9 mesi con struttura prefabbricata in legno, proprio di fronte al Terminal 2: una scelta pratica che ci permette di partire rilassati il giorno successivo. L’hotel, dal design moderno, ha un bar all’interno aperto h 24 e numerose aree di co-living dove rilassarsi, svagarsi e ristorarsi. Al nostro arrivo andiamo subito a letto: la mattina seguente abbiamo la sveglia presto. Alle 7:20 decolliamo da Malpensa direzione Keflavík.

Primo giorno in Islanda: Reykjavík… tra vento, storia e aurora boreale

Il nostro viaggio in Islanda comincia alle 11:00, con l’atterraggio all’aeroporto internazionale di Keflavík, all’estremità occidentale della penisola di Reykjanes, una zona vulcanica ancora attiva ed in continua evoluzione. Quando atterri in Islanda lasci l’Europa che conosci ed entri in una terra dove il tempo, il clima e persino i colori sembrano seguire regole proprie. Fuori dal finestrino: lava nera, muschi verdi, cielo basso; siamo nella terra del ghiaccio e del fuoco. La penisola dove atterriamo è il risultato morfologico di continue eruzioni vulcaniche a partire dal ritiro dei ghiacciai dell’ultima glaciazione fino a tempi più recenti… basti pensare alle ultime eruzioni avvenute nei pressi di Grindavìk, alle porte dell’aeroporto, risalenti alla fine del 2024.

 

On the road verso Reykjavík

L’Islanda non fa parte dell’Europa ma è in Area Schengen, ovvero un’area dove le frontiere interne sono state abolite: usciamo dall’aeroporto senza dover passare i controlli di frontiera e ritiriamo subito l’auto a noleggio, prenotata con Booking con la compagnia Hertz: guidare in Islanda è parte dell’esperienza. La strada è larga, il traffico scarso e il paesaggio cambia continuamente, anche nei primi 45 minuti verso la capitale. Arriviamo a Reykjavík intorno alle 12:00, ed incontriamo una capitale giovane e vivace che non assomiglia a nessun’altra capitale nordica: è la più settentrionale del mondo e sembra più un grande villaggio che una città vera e propria. Ci piace fin da subito perché appare ordinata e sicura! Arrivando dall’aeroporto infatti ci si imbatte dapprima in un’estesissima area periferica di case di circa uno o due piani scarsamente abitate. Dalla strada, poi, scorgiamo in lontananza la mole della chiesa di Hallgrímskirkja con la sua torre campanaria, ed è lì che è situato il nostro ostello… e da lì l’oceano è vicino e la città termina.

La città colpisce fin da subito per i suoi edifici in lamiera colorata, i suoi eleganti negozi e locali, le sue opere di street art e la sua vivacità: qui vive quasi la metà della popolazione dell’Islanda, un popolo aperto, libero e indipendente. La città a dicembre è già addobbata per Natale e tutto parla di saghe e folklore: qui non esiste un solo Babbo Natale, ma ben 13 ragazzi del Natale che, a partire dal 12 dicembre, fanno scherzi, rubano cibo e disturbano la quiete di persone e bestiame. Si tratta dei figli di Gryla, una gigantessa che mangia i bambini monelli dopo averli cotti in un calderone. Hanno anche un gatto, in islandese, Jólakötturinn, che appare il giorno di Natale per divorare tutti i bambini che la notte prima non hanno ricevuto in regalo un vestito nuovo: noi siamo riusciti ad incontrarlo tra le decorazioni natalizie del centro nei pressi del vecchio porto!

 

Check-in all’Hostel B47

Lasciamo l’Auto nel parcheggio presso l’Hostel B47, dove avevamo riservato attraverso Booking una stanza familiare con bagno privato. L’ostello è molto semplice e le stanze sono essenziali. Il bagno è pulito e l’immobile ubicato in una posizione strategica: proprio dietro la chiesa Hallgrímskirkja, il vero simbolo della città. Essa domina l’intero abitato dall’alto della collina dove è stata costruita in ben 40 anni di lavori, un tempo così lungo da far spazientire anche gli islandesi, che non la amano particolarmente. Il check-in presso l’ostello era previsto per le 15:00, dunque lasciamo i bagagli in macchina e usciamo subito: la luce invernale è poca e va sfruttata fino all’ultimo minuto.

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Hallgrímskirkja: la cattedrale di lava

La Hallgrímskirkja non è solo una chiesa: è un omaggio alla natura islandese. La sua architettura in calcestruzzo, frutto dell’estro di Guðjón Samúelsson riprende all’esterno le colonne di basalto che si formano quando la lava si raffredda, come quelle che poi vedremo sulla spiaggia di Reynisfjara, a sud dell’isola. Questo luogo di culto è dedicato al pastore luterano e poeta Hallgrímur Pétursson, vissuto nel XVII secolo. L’interno è molto sobrio, ma una volta dentro restiamo subito colpiti dal suo organo Kleis realizzato nel 1992, il più grande organo a canne di tutta l’Islanda. Paghiamo un biglietto (2800 ISK per due adulti e 200 ISK per il bambino, in totale 3000 ISK, ovvero circa 20 euro) e saliamo sul campanile con un veloce ascensore. Dall’alto dei suoi 74 metri Reykjavík sembra un mosaico di tetti colorati incastrati tra oceano e montagne. Solo qui capisci quanto l’oceano sia parte integrante della città. Usciti dalla chiesa, nella piazza davanti al prospetto frontale c’è la statua di Leifur Eiríksson, l’esploratore islandese che raggiunse l’America quasi 500 anni prima di Colombo. Questa statua venne donata dall’America all’Islanda nel 1930 in occasione del millenario dell’Alpingi, il primo parlamento islandese e uno dei parlamenti più antichi del mondo, sorto all’aperto nel vicino Parco nazionale Þingvellir.

 

Tra shopping, arcobaleni e sapori islandesi

Scendiamo lungo Skólavörðustígur, la via che dalla chiesa porta dritta verso il cuore della città. Qui ci si può fermare da Babalù per un caffè e una crêpe in un ambiente rilassato, frequentato perlopiù da studenti e artisti, prima di incontrare la celebre Rainbow Street, dipinta come simbolo di inclusione e diventata uno degli spot più fotografati di Reykjavík.

È l’ora di pranzo e noi scegliamo “Íslenski Barinn”, in pieno centro, uno dei posti migliori per assaggiare piatti locali. Optiamo per un grande classico: fish & chips, croccante fuori e morbido dentro, accompagnato da salse nordiche e dalla birra locale artigianale, che sta vivendo un periodo di rinascita dopo il periodo di proibizionismo protrattosi fino al 1° marzo 1989. All’interno di questo caratteristico locale si trovano elementi della cultura islandese del XX secolo, ma ciò che abbiamo amato di più sono stati i piatti, realizzati con ingredienti islandesi di ottima qualità e serviti in un’atmosfera che sottolinea l’essenza più antica dell’Islanda, ma con un tocco di modernità.

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Harpa e il porto antico

Nel pomeriggio raggiungiamo Harpa, l’auditorium di vetro e acciaio affacciato sul mare, realizzato dall’artista dano-islandese Ólafur Elíasson. Le sue facciate con vetrate a forma esagonali ispirate ad un caleidoscopio riflettono il cielo islandese in modo sempre diverso: grigio, blu, rosa, a seconda della luce. Poco più avanti, sul lungomare, si trova la famosa statua del “Sun Voyager”, che guarda l’oceano, mentre di fronte si apre una grande piazza moderna, con al centro una statua in onore di Ingólfur Arnarson, che fondò la città nell'874 d.C. Ad Harpa hanno sede l’orchestra sinfonica d’Islanda e l’Opera Nazionale e vi si può accedere liberamente e gratuitamente all’interno. Harpa è molto più di una sala concerti: è il simbolo della rinascita culturale islandese dopo la crisi del 2008. Fu completata nonostante il collasso economico, perché in Islanda: la cultura non si ferma nemmeno nei momenti più difficili. Pochi passi più in là c’è il Parlamento islandese, l’Alþingishúsið, costruito nel 1881 in basalto locale. Un edificio sobrio, a livello della strada. È l’erede moderno dell’Alþingi, fondato, nel 930 d.C. nel Parco nazionale Þingvellir. Da qui ci spostiamo verso il porto antico, un tempo cuore della pesca e oggi zona vivace tra ristoranti, bar e partenze per whale watching e tour dell’aurora.

 

Relax e seconda uscita

Rientriamo in ostello intorno alle 16:00 per il check-in vero e proprio e un po’ di relax. Intorno alle 18:00 torniamo in centro perché è il momento dello shopping più autentico. Percorriamo Laugavegur, la strada commerciale più importante della città dove si trova un elevato numero di negozi di marchi locali, di magneti e souvenir. Questa strada, oggi votata al commercio turistico, è in realtà molto antica e prende il nome dalle sorgenti calde nonché dal percorso seguito un tempo dalle donne per raggiungere i lavatoi della zona.

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Lopapeysa, cannella e hot dog

Da Farmers & Friends acquistiamo i maglioncini tipici islandesi, le famose lopapeysa, realizzate in lana locale con il tradizionale motivo decorativo: caldissime, leggere e pensate per resistere al vento artico. La pecora e la lana sono elementi importanti in Islanda, così come la tecnica della lavorazione a maglia che alcune associazioni locali, come Handknitting Association of Iceland, si impegnano ad insegnare e a tramandare alle nuove generazioni e a chi ne è interessato. Questi caratteristici maglioncini sono un capo di abbigliamento molto diffuso tra i locali che può essere usato in ogni occasione. Qui si possono trovare anche guanti in pelle, cappelli, capi in lana, stivali, se si vuole fare un bel regalo - anche se i prezzi non sono proprio economici, come d’altronde un po’ tutto qui in Islanda (si può comunque sempre usufruire del Tax Refund in aeroporto prima del check-in!).

La pausa dolce è da Braud & Co, tempio della girella alla cannella: profumata, morbida e semplicemente irresistibile. L’abbiamo gustata all’interno di questa graziosa panetteria con murales all’esterno, sorseggiando un caffè islandese fumante, seduti sugli unici due sgabelli in legno presenti mentre fuori dalla finestra il vento urlava diventando sempre più forte.

E poi lui, il mito: l’hot dog islandese da Bæjarins Beztu Pylsur, il chioschetto più famoso del paese, frequentato da presidenti, musicisti e viaggiatori. L’ordine giusto? “Eina með öllu”: uno con tutto. La carne è di agnello, maiale e manzo e nella farcitura c’è ketchup, mostarda, Rémoulade e cipolla cruda, ovvero fritta e croccante. Semplicemente buonissimo… uno tira l’altro!

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A caccia dell’aurora

 

Alle 20:30 ci facciamo trovare puntuali alla fermata dell’autobus n. 8, accanto al prospetto laterale della chiesa di Hallgrímskirkja. Qui ci aspetta un minibus della compagnia “Bus Travel Iceland” per un tour dell’aurora boreale, prenotato con Get Your Guide.

Vestiti a strati con giacca anti vento, intimo termico, pile, pantaloni imbottiti e calzamaglia nonché mani, piedi e capo adeguatamente protetti, lasciamo Reykjavík alle nostre spalle e ci dirigiamo in minibus verso sud ovest, lontano dalle luci, su uno sterrato di fronte l’oceano. Il cielo è scuro, il vento soffia, l’attesa cresce. Nell’attesa la guida, una simpatica ragazza portoghese, ci racconta che il fenomeno è prodotto dall’interazione tra le particelle provenienti dal sole trasportate dal vento solare e quelle che compongono i livelli esterni della nostra atmosfera, ci spiega i 5 colori con i quali si manifesta a seconda dell’altitudine e dell’indice kp, che generalmente va da 1 a 9 e che misura tra l’altro l’intensità del fenomeno (quella sera era pari a 3). Poi, all’improvviso, dopo averci spiegato come settare i nostri cellulari per catturare al meglio le luci nordiche, nel cielo un velo verde inizia a danzare sopra di noi. Si muove, si intensifica, cambia forma. È uno spettacolo emozionante, che ci fa sentire piccoli e incredibilmente fortunati allo stesso tempo. Rientriamo poco dopo mezzanotte in ostello, con gli occhi pieni di luce nell’oscurità dell’inverno artico. Così si chiude il nostro primo giorno in Islanda nel modo migliore possibile. E questo… era solo l’inizio.

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Secondo giorno in Islanda: il Circolo d’Oro, tra storia, vapore e vento

La sveglia suona alle 8:00, fuori è ancora buio. Facciamo una colazione veloce negli spazi comuni dell’ostello, con dei succhi di frutta alla mela e dei muffins al cioccolato presi dalla macchinetta automatica all’ingresso dell’ostello stesso; ci vestiamo a strati e alle 9:30 siamo già in auto. Oggi ci aspetta il Circolo d’Oro, il percorso più conosciuto d’Islanda. Preparatevi però a condividere le sue meraviglie con altri turisti, e non aspettatevi di trovarle nella loro solitaria bellezza perché l’area è molto commerciale, piena di ristoranti, negozi di souvenir e centri visitatori dove si trova praticamente di tutto.

 

Þingvellir: dove nasce l’Islanda

La prima destinazione è il Parco Nazionale di Þingvellir, uno dei luoghi più importanti dell’intero paese, istituito nel 1930 per tutelare un luogo storicamente molto importante per gli islandesi. Dal 2004 è iscritto nel registro dei siti patrimonio dell’UNESCO. Proprio qui, nel 930 d.C., nacque l’Alþingi, attivo fino al 1798. Non si tratta di un palazzo, non ha mura imponenti: solo uomini riuniti all’aperto, tra rocce e vento, a discutere leggi e giustizia. L’Islanda è nata così. In questo luogo è avvenuta anche la proclamazione dell’indipendenza dalla Danimarca nel 1944 ed è sicuramente un sito geologicamente tra i più rilevanti dal momento che la valle che si può ammirare dall’alto è il “rift”, ovvero il limite tra la placca nordamericana a est e la placca europea a ovest.

Non ci fermiamo al primo parcheggio ma proseguiamo fino al secondo lungo la strada. Il tempo è duro: pioggia, vento freddo, ma usciamo ugualmente e iniziamo a camminare nella faglia di Almannagjá che appartiene ancora alla placca nordamericana. Intorno a noi le pareti di basalto si alzano come mura naturali, il fondo è ghiacciato. Qui, a soli una decina di km, nella valle sottostante, accade qualcosa di unico al mondo: la placca nordamericana e quella euroasiatica si separano fisicamente, allontanandosi di circa 2–3 centimetri all’anno. Alla fine del percorso, quasi come una ricompensa, compare Öxarárfoss, la cascata che chiude la faglia. In inverno spesso appare parzialmente ghiacciata, incastonata nella roccia scura. Questa faglia viene chiamata anche faglia della morte perché qui tra il 1564 e il 1739 si dice siano state eseguite alcune condanne a morte. Il tempo è davvero inclemente: piove, il vento sferza il viso, ma Islanda d’inverno è anche questo. Attenzione ai parcheggi in Islanda: sono a pagamento ma non esistono parchimetri ed è possibile pagare solo tramite l’app Parka, oppure online scansionando il QR code sui cartelli ed inserendo la targa dell’auto.

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Verso Geysir, tra cavalli e pecore

 

Lasciamo Þingvellir e ci dirigiamo verso la seconda tappa del Circolo d’Oro, a una sessantina di km a est. La strada attraversa una campagna sconfinata, punteggiata da cavalli islandesi – piccoli, robusti, con criniere spettacolari – e pecore ovunque, anche in inverno. Devo fermarmi, per vedere da vicino i cavalli che pascolano tranquilli, non resisto devo accarezzarli: è pura emozione! Piano piano il tempo migliora, le nuvole si muovono veloci e la luce cambia senza sosta. Lungo la strada, sulla destra, appare Laugarvatn con Fontana Spa dove ci si può fermare per assaggiare una fetta di pane di segale cotto con la sabbia bollente: un momento caldo e rassicurante prima di tornare nella natura più estrema. Si tratta di una panetteria geotermica e importante centro termale. Dalla strada si osserva un edificio bianco con i tetti verdi, una delle più importanti scuole d’Islanda ed oggi Guest House.

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Geysir: il respiro della terra

Arriviamo all’area geotermica di Geysir, dove la terra è in continuo movimento. Una meraviglia naturale che ha dato il nome a tutti i geyser del mondo. Pozze fumanti, terreno colorato di giallo e rosso, odore di zolfo nell’aria. Il nome Geysir identifica un grande geyser con la bocca di qualche metro di diametro piena di acqua bollente, oggi non attivo se non raramente e in occasione di grandi terremoti. Accanto si trova invece il geyser Strokkur, che erutta circa ogni cinque minuti, lanciando un getto d’acqua bollente alto fino a 30 metri. Ogni volta è una sorpresa, ogni volta strappa un “wow” mentre bagna anche molti turisti che, per un selfie panoramico, si avvicinano un po’ troppo alla sua bocca… Pranziamo all’interno del Geysir Center, al caldo, osservando il paesaggio che fuori continua a vivere e a respirare. Prima di andar via ci concediamo un po’ di shopping da 66°North, storico marchio islandese nato per vestire pescatori e lavoratori esposti alle intemperie artiche. Poi usciamo… e il paesaggio cambia radicalmente. Il sole, bassissimo sull’orizzonte, fa capolino tra le nuvole proprio mentre sta per tramontare. La luce dorata colpisce il vapore e trasforma il luogo in qualcosa di quasi dantesco, pressoché irreale.

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Gullfoss: l’ultima frontiera

Proseguendo oltre Geysir dopo una decina di km verso est lungo la strada n. 35, arriviamo a Gullfoss. Qui finisce il mondo turistico e, storicamente, inizia l’interno più selvaggio dell’isola: da questo punto partono le spedizioni verso l’altopiano islandese, una delle aree più inospitali d’Europa, quello che si definisce il “deserto d’islanda”. Qui si trova la cascata di Gullfoss che raccoglie le acque provenienti dalla fusione dei ghiacciai del fiume Hvità, ovvero “fiume bianco”. L’acqua precipita in due salti di 11 e 21 metri dentro un canyon profondo di origine tettonica, sollevando una nebbia che ti bagna il viso anche a distanza. Questa cascata esiste ancora grazie a una donna straordinaria, Sigríður Tómasdóttir. All’inizio del Novecento si oppose con forza alla costruzione di una centrale idroelettrica, arrivando a minacciare di gettarsi nella cascata per fermare i lavori: per questo è considerata la prima ambientalista d’Islanda e la sua memoria fortemente rispettata. Oggi il suo ritratto e la sua storia sono ricordati qui, come simbolo della lotta islandese per la tutela della natura. I terreni dove sorge la cascata furono ceduti allo Stato che nel 1979 istituì le prime norme per la tutela del sito.

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Kerið e ritorno verso sud

Sulla strada del ritorno attraversiamo grandi vallate percorrendo tratti rettilinei e dolci curve che costeggiano maestose montagne, fino a passare davanti al cratere Kerið, un antico vulcano con un lago color smeraldo al centro, ghiacciato in inverno. Non ci fermiamo, perché ha ripreso a piovere e il vento sferza potente, ma vederlo anche solo dalla strada aggiunge un altro tassello a questa giornata geologica. Proseguiamo verso Hveragerði, il famoso villaggio geotermico, dove il calore della terra viene usato per riscaldare serre, case e… la vita quotidiana. La prima serra fu costruita nel 1923: questo è il punto più nord al mondo per la crescita delle banane e di molti ortaggi, beni rari che vengono fatti crescere nelle serre sfruttando il calore dell’energia geotermica. Nel centro città si trovano numerose sorgenti calde, tanto che qui si può assistere alla cottura del pane.

 

The Greenhouse: la sera islandese

Alloggiamo al The Greenhouse Hotel, una struttura unica nel suo genere, perché sembra proprio una serra, prenotata su Booking. Al suo interno si trovano ristoranti street food, negozi, spazi comuni e un bar dove la sera si ritrova la gente del posto. Nella food house si preparano tacos, noodles, e tanto altro ancora. Noi abbiamo assaggiato una versione molto gustosa di tacos all’aragosta. Passiamo qui la serata, bevande in mano, chiacchiere spontanee e risate. Gli islandesi sono un popolo aperto, curioso, amano stare insieme e raccontare storie. Nonostante il clima duro, o forse proprio grazie a quello, hanno un forte senso di comunità. Fuori il vento soffia ancora e ha ricominciato a piovere, ma dentro c’è tanto calore.

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Terzo giorno in Islanda: vento, oceano e rifugi di luce

La sveglia suona di nuovo alle 8:00, ma ormai il ritmo islandese ci è entrato dentro. Al Greenhouse Hotel la colazione è semplice e genuina: skyr cremoso, croissants ancora tiepidi e caffè caldo, mentre fuori il cielo promette una giornata intensa. Alle 9:00 siamo in auto, direzione sud. Oggi la protagonista sarà la costa meridionale, una delle zone più spettacolari – e più imprevedibili – dell’Islanda.

 

Selfoss ed Eyrarbakki: l’Islanda che vive sul mare

La prima sosta è ad una quindicina di km a sud est, Selfoss, cittadina tranquilla, quasi un ultimo punto di equilibrio prima che il paesaggio inizi a farsi più selvaggio. È una delle maggiori città d’Islanda, che iniziò a svilupparsi dopo la costruzione del ponte, nel 1881, sul fiume Ölfusá. Poco dopo raggiungiamo Eyrarbakki, uno storico villaggio di pescatori, fatto di case norvegesi prefabbricate e colorate affacciate sull’oceano, risalenti alla seconda metà del secolo XVII e alla prima metà del XIX. Qui il tempo sembra rallentare. Il mare è vicino, sempre presente, e racconta la storia di un’Islanda fatta di pesca, sacrifici e comunità costiere che hanno imparato a convivere con la natura. È stato in realtà bello vedere come vive la comunità islandese in quello che fu l’unico porto e il centro più importante dell’isola fino alla costruzione del ponte sul fiume Ölfusá, che ha segnato, a differenza di quanto accaduto a Selfoss, il suo declino commerciale.

 

Un autobus americano nel nulla

Riprendiamo la strada verso est e, nei pressi di Hella, un villaggio di 600 anime, famoso perché qui si tiene ogni anno il festival nazionale del cavallo, qualcosa cattura la nostra attenzione: un vecchio autobus americano trasformato in caffetteria. Non possiamo resistere. Ci fermiamo per un caffè caldo in questo luogo surreale che sembra uscito da un film on the road. È uno di quei posti che non cerchi, ma che rendono il viaggio memorabile proprio perché inaspettati.

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Seljalandsfoss: la cascata che ti bagna l’anima

La prima vera tappa naturalistica è Seljalandsfoss. La cascata scende per una sessantina di metri, elegante davanti a noi, con il vento che spinge gli spruzzi ovunque. In estate si può camminare dietro il getto, ma oggi l’inverno islandese detta legge: ci limitiamo ad osservare e fotografare.

 

Skógafoss e il pranzo islandese

Pochi chilometri più avanti ci aspetta Skógafoss, imponente con i suoi 62 metri di altezza. L’acqua cade come un muro compatto, sollevando una nebbia che avvolge tutto. Qui ci fermiamo anche per pranzare, nel ristorante dell’hotel omonimo, assaggiando uno dei piatti più tipici e sostanziosi: cosciotto di agnello islandese, tenero e saporito, perfetto per ricaricare le energie prima di affrontare l’oceano.

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Reynisfjara: la spiaggia più pericolosa

Dopo pranzo ci dirigiamo verso la celebre spiaggia di Reynisfjara proseguendo sulla strada n.1 in direzione di Vík, imboccando sulla destra la strada n.215. Sabbia nera, colonne di basalto, onde altissime che si infrangono con una potenza quasi spaventosa. È una delle spiagge più belle del mondo, ma anche una delle più pericolose: le famose sneaker waves possono arrivare all’improvviso e trascinare in mare chi si avvicina troppo. Qui la regola è una sola: rispetto assoluto! È il posto dell’isola dove si sono verificati più incidenti mortali. Il vento soffia sempre più forte, il cielo si chiude, l’atmosfera cambia.

 

Vík e fuga verso il silenzio

Arriviamo a Vík quando il sole è già tramontato. È un villaggio di 300 abitanti alle pendici del massiccio del Katla, è grazioso ma anche molto turistico. Il vento sferza le strade, l’aria profuma di tempesta. Non ci fermiamo a lungo: sentiamo che è il momento di cercare riparo. Ci allontaniamo di circa 50 km ripercorrendo verso ovest la strada n.1, entrando in una dimensione completamente diversa, fino a raggiungere il nostro rifugio per la notte a Moldnúpur, 861 Hvolsvelli, nei pressi di Skógafoss.

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Boutique Hotel Anna: un rifugio nel nulla e una cena che scalda il cuore

Il Boutique Hotel Anna appare quasi dal nulla: sperduto, silenzioso, magico. Un vero hotel di campagna a conduzione familiare, con solo sette camere e qualche appartamento, immerso nella natura più pura, che si può prenotare su Booking. La sua storia è legata a Sigríður Anna Jónsdóttir, pioniera dei viaggi, donna visionaria che raccontò la sua incredibile vita nei suoi libri, acquistabili presso la reception dell’hotel. Qui si trova accoglienza autentica, calore, semplicità raffinata. La cena è un’esperienza memorabile. Iniziamo con una zuppa di aragosta, cremosa e profumata. Proseguiamo con filetto di agnello, accompagnato da salumi e formaggi locali, sapori intensi e sinceri. Brindiamo con un liquore islandese, il Brennivin, ottenuto da purè di patate fermentato e insaporito con semi di cumino, e chiudiamo in dolcezza con una torta al rabarbaro, perfetta, delicata, sorprendente. Fuori, il vento urla. Dentro, tutto è pace. Ci ritiriamo nella nostra camera familiare mentre la natura mostra la sua forza senza filtri. Il vento scuote l’edificio, la pioggia batte, il buio avvolge tutto. Ma siamo al sicuro consapevoli di vivere qualcosa di autentico. Così si chiude il terzo giorno in Islanda.

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Quarto giorno in Islanda: ghiaccio, fuoco e l’addio perfetto

Ci svegliamo presto, avvolti ancora dal silenzio potente che circonda il Boutique Hotel Anna. Dopo una colazione calda e rassicurante, lasciamo questo posto meraviglioso con un po’ di nostalgia. Ma l’Islanda oggi ha in serbo qualcosa di straordinario. Torniamo verso Vík, dove ci attende una delle esperienze più intense del viaggio: il tour in jeep al vulcano Katla, tra ghiacciaio e grotte di ghiaccio, prenotato con Get Your Guide con la compagnia Gravel Travel.

 

Verso il Katla: quando la notte incontra il giorno

Partiamo da Vík alle 9:30, ed è ancora buio. La jeep avanza su piste non battute che sembrano portare fuori dal mondo. Dopo circa un’ora arriviamo nei pressi di un altopiano glaciale: davanti a noi il ghiacciaio appare maestoso, immobile, eterno. Siamo nel Geoparco del Katla, Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO che copre quasi il 10% del territorio islandese. L’ultima sua eruzione risale al 1918 e durò 24 giorni. Proprio in quel momento il sole comincia a illuminare lentamente la notte islandese: un'alba che difficilmente dimenticheremo!

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Dentro il ghiaccio, dentro la storia della Terra

Indossiamo ramponi e caschetto e ci inoltriamo nella grotta di ghiaccio. Entrare qui è come camminare dentro il cuore del pianeta. Osserviamo increduli la cenere nera intrappolata nel ghiaccio, residuo dell’ultima eruzione del vulcano Katla. All’interno, al di sotto della lingua glaciale del quarto ghiacciaio islandese, si possono osservare in ordine di grandezza gli strati blu più antichi e le bolle d’aria all’interno. Da lassù lo sguardo spazia fino all’oceano, lontano. La giornata è perfetta: niente vento, cielo limpido, il sole che illumina il bianco accecante del ghiacciaio e si riflette, in lontananza, sull’oceano.

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Ritorno a Vík í Myrdal: lava, onde e risate

Rientriamo lentamente verso la civiltà e torniamo a Vík. Visitiamo la spiaggia nera e il gruppo di faraglioni noto come Reynisdrangar, gli stessi che si vedono da Reynisfiara, ma da una diversa prospettiva. Secondo al leggenda queste rocce a punta che svettano per oltre 61 metri sarebbero troll trasformati in roccia una volta colpiti dai raggi del sole, ma in realtà, secondo i geologi, sono intrusioni di magma. Poi saliamo fino sul colle, dove si trova Vikurkirkja, una pittoresca chiesa bianca con il tetto rosso e vista indimenticabile sull’oceano. Da qui ammiriamo il panorama dall’alto: il paese, l’oceano e le montagne. Per pranzo ci fermiamo al The Soup Company nell’edificio dove si svolge anche il Lava Show che simula una vera eruzione. In questo piccolo ristorante a gestione familiare assaggiamo una specialità locale: zuppa di agnello servita nel pane nero fatto in casa. Una prelibatezza assoluta. I camerieri sono simpaticissimi, si chiacchiera, si ride. Ci godiamo questo angolo di paradiso sapendo che presto dovremo lasciarlo.

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Ultime soste, ultimi simboli

Ripartiamo verso Reykjavík, ma non senza altre sorprese. Ci fermiamo a Dyrhólaey, per un’ultima vista sulla costa frastagliata: si tratta di una penisola rocciosa di origine vulcanica che si innalza fino a 120 metri di altezza. Il panorama è davvero meraviglioso, la strada corre accanto all’oceano superando una laguna, il tutto sotto alla mole del vulcano Katla su cui si adagia la calotta glaciale del Mýrdalsjökull. Due parcheggi consentono di accedere a piedi alla riserva naturale. Qua e là si trovano sparsi resti di carrucole e manufatti in cemento che servivano per le navi per permettere a barche più piccole di scaricare le merci. La spiaggia dall’alto è meravigliosa, il sole sta per tramontare e le onde immense ci regalano uno spettacolo indimenticabile. Poco dopo, nei pressi di Skógafoss, sulla via del ritorno, incontriamo una scena surreale: una recinzione piena di reggiseni, lasciati lì come simbolo ironico e spontaneo dalla gente di passaggio. Un’opera d’arte contemporanea davanti ad un oceano infinito, illuminato dal sole.

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Blue Lagoon: il cerchio si chiude

Costeggiando campi  e spiagge di lava della penisola di Reykjanes arriviamo a Blue Lagoon alle 17:00. È il momento perfetto perché nel tardo pomeriggio in inverno ci sono meno turisti. Questo luogo, oggi tra i più visitati d’Islanda, è stato inserito dal National Geographic nelle top 25 meraviglie del mondo. Non nasce però come un’attrazione turistica ma, negli anni Settanta, durante i lavori della centrale geotermica di Svartsengi, l’acqua calda in eccesso – ricca di silice, alghe e minerali – iniziò a raccogliersi naturalmente in una depressione del terreno lavico. L’acqua geotermica della Blue Lagoon ha una temperatura costante tra i 38 e i 40 gradi, anche quando fuori il vento soffia forte e l’aria scende sotto lo zero. Il colore azzurro-bianco è il risultato della silice in sospensione, che riflette la luce e crea quell’effetto quasi surreale, soprattutto al tramonto o dopo il buio. La silice che si deposita naturalmente sul fondo viene utilizzata come maschera per la pelle, offerta ai visitatori. Entriamo nell’acqua geotermica lattiginosa turchese, caldissima. Restiamo immersi un’ora e mezza, tra maschere al silicio, drink e silenzio. Fuori è già buio mentre il vapore si mescola all’aria fredda. Ci sono davvero poche persone e l’atmosfera è intima. Poi accade di nuovo. Nel cielo sopra la laguna, l’aurora boreale danza davanti ai nostri occhi. Se il cielo decide di regalare queste emozioni– come è successo a noi – vedere l’aurora boreale danzare sopra la laguna è qualcosa di meraviglioso. Uscirne, rivestirsi, tornare al freddo… è stato difficile.

 

Ultima notte a Reykjavík

Rientriamo al B47 Hostel per l’ultima notte in città. Ma la giornata non è ancora finita. Ceniamo con il miglior hamburger di agnello, pane nero e patate mai assaggiato, da Turf House Iceland, un food Truck all’aperto in Frakkastígur 25, con vista sulla Hallgrímskirkja illuminata e qualche panca in comune con un altro camioncino, il Vikinga Pylsur, che invece prepara hotdog tradizionali, di maiale e agnello. Dopo cena non ancora soddisfatti, usciamo per un ultimo tour dell’Aurora fuori Reykjavík. Appuntamento sempre alle 20.30 nei pressi della fermata n.8 con Bus Travel Iceland per un secondo tour. Le nuvole si muovono velocemente, ma ci concedono ancora qualche visione magica. L’aurora è presente, forte come non mai sui monti innevati a nord est di Reykiavík. Beviamo cioccolata calda, chiacchieriamo con la guida, questa volta un islandese doc, ridiamo. Siamo felici mentre rientriamo in ostello: domani lasceremo Reykjavík. Il giorno successivo raggiungiamo comodamente Keflavík per il volo delle 12:00. Arriviamo a Milano alle 17:00, poi in serata alle 21.00 siamo di nuovo a Brindisi.

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Conclusione

Durante il viaggio ripensiamo alle strade nere di lava coperte di muschio, alla prima luce su Reykjavík, alle case colorate contro il cielo grigio, al silenzio potente di Þingvellir, dove le leggi sono nate all’aperto e i continenti continuano a separarsi lentamente. Ripensiamo alla camminata nella faglia di Almannagjá, all’acqua ghiacciata di Öxarárfoss, al vapore che sale da Geysir, al boato costante di Gullfoss.

Ci tornano in mente le cascate della costa sud, l’agnello caldo, il vento che non dà tregua a Reynisfjara, la sabbia nera che sembra inghiottire il tempo. Ricordiamo Vík, la fuga verso il silenzio, il calore inatteso del Boutique Hotel Anna, le cene lente, la zuppa di aragosta mentre fuori la tempesta urlava.

E poi il ghiaccio. Il ghiacciaio del Katla, le grotte azzurre, la lava intrappolata nel ghiaccio come una memoria antica. La vista che arriva fino all’oceano, il sole che accende il bianco infinito. Le risate a tavola, il pane nero caldo, la sensazione di essere esattamente dove dovevamo essere.

Infine l’acqua calda della Blue Lagoon, il vapore nella notte, e ancora lei: l’aurora boreale, apparsa più volte, senza mai essere uguale, come un regalo che non si può chiedere ma solo accettare.

L’Islanda è un’esperienza che ti mette alla prova e ti sorprende. Qui impari che la natura va ascoltata e che la luce, quando arriva, è un dono. E quando torni a casa, capisci una cosa sola: un pezzo di te è rimasto lassù, tra ghiaccio, vento e cielo.

 

-----INFORMAZIONI PRATICHE-----

 

COME ARRIVARE

EasyJet collega Milano Malpensa a Keflavik con voli della durata di 4 ore.  Wizzair ha voli low cost da Roma Fiumicino, mentre la compagnia Icelandair offre collegamenti dall’Italia. Una volta in loco per il viaggio qui descritto è necessario noleggiare una macchina.

 

QUANDO ANDARE

Praticamente tutto l’anno, ma durante i mesi autunnali e invernali si può osservare l’aurora boreale.

 

COSA PORTARE

Capi caldi anti vento e impermeabili anche se in inverno le temperature non sono eccessivamente fredde perché mitigate, lungo la costa , dalla Corrente del Golfo. Imprescindibili sono le scarpe da trekking e i ramponi, occhiali da sole per neve e ghiaccio e costume da bagno per le Spa. Lasciate a casa l’ombrello: non serve!

 

LINGUA UFFICIALE

La lingua ufficiale è l’islandese ma ovunque si parla anche l’inglese.

 

DOCUMENTI

L’Islanda è fuori dall’Europa ma in area Schengen dunque è sufficiente la carta d’identità valida per l’espatrio. Per l’assistenza medica portate la Tessera sanitaria in corso in quanto ha validità di TEAM (Tessera europea di Assicurazione e Malattia).

 

VALUTA

La corona finlandese (1Euro= 150ISK).

 

FUSO ORARIO

1 ora in meno rispetto l’italia.

 

DOVE DORMIRE

·       Ottimo ed economico l’Hostel B47 ha camerate ma anche stanze familiari con bagno privato. L’ostello semplice ed essenziale è ubicato in una posizione strategica: proprio dietro la chiesa Hallgrímskirkja (https://www.b47.is/).

·       The Greenhouse Hotel è una struttura che sembra una serra. Al suo interno si trovano ristoranti street food, negozi, spazi comuni e un bar dove la sera si ritrova la gente del posto (https://thegreenhouse.is/).

·       Il Boutique Hotel Anna è un vero hotel di campagna a conduzione familiare, con solo sette camere e qualche appartamento, immerso nella natura più pura. La sua storia è legata a Sigríður Anna Jónsdóttir, pioniera dei viaggi. Ottimo il ristorante (https://www.hotelanna.is/).

 

DOVE MANGIARE

·       “Íslenski Barinn”, in pieno centro a Reykjavík è uno dei posti migliori per assaggiare piatti locali e la birra artigianale (https://islenskibarinn.is/).

·       “Bæjarins Beztu Pylsur” per l’hot dog islandese è il chioschetto più famoso del paese. L’ordine giusto? “Eina með öllu”: uno con tutto (https://bbp.is/).

·       Per un hamburger di agnello, pane nero e contorno di patate buonissimo andate da “Turf House Iceland”, un food Truck con vista sulla Hallgrímskirkja illuminata. Ottime anche le zuppe (https://turf-house.is/).

·       Braud & Co” è il tempio della girella alla cannella in una casa murales: profumata, morbida e semplicemente irresistibile (https://www.braudogco.is/en-gb).

·       Andate da “Babalù” a Reykjavík per un caffè e una crêpe (https://www.babalu.is/).

·       Durante il tour del Circolo d’oro fermatevi da “Fontana Spa”, panetteria geotermica e Spa (https://www.fontana.is/).

·       Per una pausa veloce fermatevi al Geysir Center dove troverete praticamente di tutto. Ottime le zuppe, ma anche la carne e il pesce. All’interno ci sono negozi di souvenir e marchi islandesi. Ottima anche la caffetteria (https://hotelgeysir.is/geysir-center/geysir-bistro/).

·       Per piatti locali nei pressi della celebre cascata di Skogafoss fermatevi presso l’omonimo hotel che ha all’interno un ristorante eccezionale. Assaggiate il cosciotto d’agnello. (https://www.hotelskogafoss.is/restaurant/)

·       Nei pressi di Hella, fermatevi sulla strada per un caffè all’“American Schoolbus”. All’interno pezzi vintage. Se volete conoscere la sua storia andate su: www.americanschoolbuscafe.is.

·       A Vík fermatevi per una zuppa di agnello favolosa servita all’interno di pane nero al ristorante “The soup company”. Simpaticissimi i camerieri (https://thesoup.company/).

 

COMPRARE

·       Da “Farmers & Friends” si acquistano i maglioncini tipici islandesi, le famose lopapeysa, realizzate in lana locale con il tradizionale motivo decorativo. Qui si possono trovare anche guanti in pelle, cappelli, capi in lana, stivali (https://www.farmersmarket.is/).

·       Per souvenir e abbigliamento di marchi locali fermatevi al Geysir Center. Troverete uno dei più grandi negozi di magneti al mondo dove un tempo sorgeva un interessante museo geotermico (https://hotelgeysir.is/geysir-center/geysir-shop/).

 

VISITARE

·       La Hallgrímskirkja non è solo una chiesa: è un omaggio alla natura islandese. Salite sul campanile per ammirare la capitale dall’alto (https://www.hallgrimskirkja.is/).

·       Blue Lagoon per un bagno nelle sue acque lattiginose ricche di silicio, alghe e minerali, circondati da un paesaggio vulcanico. Acquistate i biglietti online dal sito perché sono più economici (costo a partire da Euro 204,00 per due adulti i bambini entrano gratis) (https://www.bluelagoon.com/).

 

TOUR

·       Tour dell’Aurora per piccoli gruppi e free photos con “Bus Travel Iceland”, prenotabile con Get Your Guide (https://bustravel.is/).

·       Tour in Super jeep al vulcano Katla, tra ghiacciaio e grotte di ghiaccio, prenotabile con Get Your Guide con la compagnia Gravel Travel (https://graveltravel.is/tours/vik-to-katla-ice-cave-adventure-exclusive-ice-cave/).

 

COSA LEGGERE PRIMA DI PARTIRE

·       Un italiano in Islanda. Storia e storie della Terra del Ghiaccio. Autore: Roberto Luigi Pagani. Editore: ‎Sperling & Kupfer. Data di pubblicazione: ‎11 giugno 2024. Lunghezza stampa: ‎352 pagine.

·       Islanda Travel Guide - Con Mappa Estraibile | Guida Completa per il Viaggiatore | Scopri i Segreti dell'Islanda | Cultura, Avventura, e Paesaggi Mozzafiato. National Geographic. Autore: Roberto Luigi Pagani. Editore: ‎White Star. Data di pubblicazione: ‎16 maggio 2023. Lunghezza stampa ‏ : ‎336 pagine.

·       Islanda - Guide Verdi d'Europa e del Mondo. Touring Club Italiano 2024. 173 pagine.

·       Insegnare a nuotare a una foca. Viaggio insolito nella lingua islandese. Autore: Leonardo Piccione. Editore: UTET. Data di pubblicazione: ‎30 aprile 2024. Lunghezza stampa: ‎224 pagine.

·       Oltre il 62° parallelo. Atlante delle terre boreali. Ediz. Illustrata. Editore: ‎Mondadori Electa. Data di pubblicazione: ‎4 giugno 2024. Lunghezza stampa: ‎208 pagine.

·       Islanda. Editore: ‎Lonely Planet Italia. Data di pubblicazione: ‎27 settembre 2024. Edizione: ‎12. Lunghezza stampa: ‎352 pagine.

·       Islanda. Autore: Paolo Cortini. Editore: ‎Guide Moizzi. Data di pubblicazione: ‎21 giugno 2024. Lunghezza stampa: ‎396 pagine.

·       Islanda. Editore: ‎Touring Il Viaggiatore. Data di pubblicazione: ‎18 giugno 2020. Lunghezza stampa: ‎344 pagine.

·       Islanda. The passenger. Per esploratori del mondo. Editore: ‎Iperborea. Data di pubblicazione: ‎13 giugno 2018. Lunghezza stampa: ‎176 pagine.

·       Europa in 100 weekend. Itinerari inconsueti tra arte, natura e tradizione. Ediz. Illustrata. Editore: ‎Lonely Planet Italia. Data di pubblicazione: ‎10 maggio 2024. Lunghezza stampa: ‎424 pagine.

·       Islanda Meridiani. Editore: ‎Editoriale Domus. Data di pubblicazione: ‎12 luglio 2018. Lunghezza stampa: ‎160 pagine.

·       Dove viaggi del Corriere ha dedicato numerosi articoli online: Islanda, viaggio nell’incantesimo bianco di un paradiso estremo (https://viaggi.corriere.it/itinerari-e-luoghi/islanda-viaggio-nel-paradiso-estremo/) e Islanda: dai ghiacciai ai vulcani, le meraviglie naturali da vedere ( https://viaggi.corriere.it/itinerari-e-luoghi/islanda-cosa-vedere-cosa-fare/). Dove viaggi del Corriere nella rivista cartacea dell'Agosto 2024, speciale “dieci viaggi da fare una volta nella vita”, dedica all'Islanda l'articolo “Incantesimo Bianco”.

 

PER MAGGIORI INFO

·       Visit Iceland: www.visiticeland.com.

·       Travel conditions: www.safetravel.is.

·       Road conditions: www.road.is.

Consultate sempre le condizioni meteo su: en.vedur.is!